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Il fascino dei dettagli antichi: Firenze nascosta

L’importanza di alcune città veniva indossata come un abito da cerimonia dalle famiglie che nelle varie epoche ne reggevano le sorti, economiche e politiche: palazzi, affreschi, collezioni d’arte, monumenti e giardini venivano ideati e costruiti come vetrine da esibire, biglietti da visita elargiti ai viandanti, mercanti e uomini di potere che ne attraversavano i territori.

E se indubbiamente il gusto estetico oltre che artistico di alcuni mecenati permettono tutt’oggi a città come Parigi, Napoli, Vienna, Barcellona, di essere mete turistiche di prima grandezza, sono alcuni dettagli a permerrerci di cogliere il livello di progresso culturale e sociale raggiunto nell’epoca delle signorie.

Cara Viaggiatrice, Caro Viaggiatore,

oggi vogliamo raccontarti alcune peculiarità di Firenze per giocare con le pieghe della storia, per cercare indizi che aprano mondi e spostino i punti di vista sull’evoluzione delle nostre comunità. E per farlo siamo andati ben oltre la storia del Novecento e a cercare tra le pietre degli edifici, dei marciapiedi, tra le stratificazioni dei secoli.

Firenze racchiude in sé molte magie e racconta del nostro comune “ieri”.

Siamo in pieno Rinascimento, epoca di fasti e splendori, di innovazioni e invenzioni, di enormi divari sociali. La casa-torre viene progressivamente modificata, se non abbandonata, dalle famiglie di prestigio per essere sostituita da palazzi innalzati nelle vicinanze dei luoghi del potere, quindi nei centri cittadini. Sono edifici belli oltre che pratici, ricchi di comodità, adatti al piacere e al tempo libero.
Firenze è uno dei laboratori di questo cambio stilistico – inteso anche come stile di vita – grazie all’influenza e all’ispirazione della famiglia Medici, che con il proprio mecenatismo attirò in città artisti straorinari come l’architetto innovatore Filippo Brunelleschi e i vari Masaccio, Donatello, con le loro relative influenze su tutte le arti.

Proprio qui, nell’edificare i meatosi palazzi del centro, vennero inserite nelle facciate delle sporgenze di pietra, spesso lunghe quanto le mura, con molteplici funzioni.
Architettonicamente servivano a rinforzare la struttura, a ripare le decorazioni dagli urti dei carri in circolazione, come rifinitura artistica e – aspetto più interessante- da seduta per i viandanti affaticati, per i pellegrini perennemente in cammino, e per i poveri e i senza impiego in attesa di elemosine o piccoli incarichi.

Le panche di via

Queste lunghe sedute, familiari ai fiorentini, vengono chiamate Panche di via, tutt’oggi pronte a dare un momento di quiete e ristoro ai turisti perennemente in visita.

Alla base del loro ruolo sociale vi erano vari stimoli che raccontano di un nuovo ruolo a cui erano chiamate le famiglie influenti: contribuire allo sviluppo degli spazi condivisi, al di là della carità cristiana. Le panche erano infatti pensate e realizzate anche come un dono alla comunità per manifestare, oltre alla propria prosperità, la riconoscenza per la benevolenza divina a cui si attribuiva.

Testimonia inoltre un inedito sentimento di responsabilità e il desiderio di cura da parte delle famiglie abbienti per la città e la comunità in cui avevano prosperato; un contributo all’abbellimento del contesto nello spirito di identificazione con il territorio, la cui bellezza non poteva che aumentare il prestigio di chi lo governava e sottolinearne la superiorità amministrativa rispetto ai tempi “bui” del Medioevo predatorio.

Le Panche di via segnalano un riproporsi dell’antico concetto di bene comune che segnerà l’Umanesimo, il Rinascimento e successive correnti filosofiche fino alle epoche più moderne.

Le Buchette o Tabernacoli del vino

Sempre a Firenze e sempre nelle facciate dei palazzi rinascimentali c’è un altro dettaglio che spesso sfugge agli occhi di noi turisti distratti dalla magnificenza degli edifici, e sono delle piccolissime finestrelle – oggi per lo più murate – ricavate accanto al portone d’ingresso, a circa un metro dal suolo.
Sono le cosiddette “buchette del vino”, anche chiamate “tabernacoli” per l’abbellimento in stile edicola votiva che ne veniva fatto per segnalarle ai passanti.

Proprio per il nome è facile immaginarne l’uso: da queste aperture veniva venduto ai viandanti il prezioso nettare prodotto nelle tenute della famiglia residente. Queste buchette, diffusesi soprattutto verso il Seicento, raccontano di un declino nei commerci internazionali rispetto alle epoche precedenti e di un ritorno alle proprietà terriere delle famiglie facoltose, con conseguente aumento dei prodotti da immettere sul mercato, anche al dettaglio con attività simili agli attuali bar.

Ma queste finestrelle, soprattutto nei palazzi più prestigiosi, raccontano anche di elemosina ai bisognosi, poiché rappresentano degli anfratti perfetti in cui lasciare un po’ di viveri al riparo da sguardi indiscreti.
Il centro storico di Firenze è pieno di Buchette del vino, sono circa 170, e segnano visivamente la capillarità della vendita oltre che della povertà.

Oggi alcune attività commerciali hanno ripristinato un paio di tabernacoli, come quella al civico 2 e al 4 di via San Sepolcro, poiché di grande fascino e attrazione per i turisti; inoltre alcune associazioni si propongono di valorizzare questi anfratti storici, di documentarli con foto e preservarli facendoli conoscere.

Collezionisti di dettagli

Da ogni viaggio, dall’incontro con i luoghi, portiamo a casa immagini, odori, sapori e incontri, oltre alla consapevolezza della complessità della storia di ogni territorio e di ogni comunità.
Scoprire in una città famosa e visitata molte volte come Firenze dei tesori da collezionisti di dettagli ci ricorda quanto ci sia sempre da vedere e conoscere di un posto come di una storia, e quanto ogni epoca sia figlia e madre delle altre.

Palazzo Bartolini – Salimbeni, Firenze Foto di Wikipedia CC BY-SA 2.0

Buchetta del vino in Via del Giglio, Firenze Foto di Wikipedia CC BY-SA 2.0

Palazzo Strozzi, Firenze Foto www.palazzostrozzi.org CC BY-SA 2.0

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