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Un caffè a Torino. Come nasce un classico

Cara Viaggiatrice, Caro Viaggiatore,
oggi desideriamo scrivere di Torino, una città che visitiamo spesso con i nostri tour per il suo ruolo nel Risorgimento e nel Novecento, particolarmente coinvolgente per le sue molte stratificazioni e svariate chiavi di lettura.

Torino fa innamorare di sé lentamente. Ad ammaliare chi la visita è il garbo del centro storico, la sua grandeur mai eccessiva. E’ quel respirare il suo passato in ogni strada, in ogni palazzo, nelle statue di cui si è adornata per celebrare nel tempo personaggi e personalità.

Torino poi è la periferia operaia, l’esempio di un’urbanizzazione intensa e feroce; è la città della FIAT e della Lancia, di lotte operaie e sociali, stazione d’arrivo di migranti; una città di sogni e simboli, di contraddizioni e lacerazioni.
Proprio questa complessità e continua trasformazione ci affascina, puzzle dal quale estrarre argomenti da scoprire e approfondire.

Se si nomina Torino gli storici pensano a Casa Savoia e alla prima capitale del Regno d’Italia; i letterati all’ambientazione del famoso romanzo “Cuore” di Edmondo De Amicis; altri appassionati alla Juventus o alla leggenda del “Grande Toro”, ma la città è legata a molti “prodotti”, dai simboli del made in Italy come il Martini o il cioccolato gianduja, all’architettura liberty fino alla cinematografia, poiché qui si tenne la prima – in assoluto – proiezione italiana nel 1896, non è dunque un caso che nella Mole Antonelliana sia stato allestito il Museo del cinema.

Torino ha però un altro primato di grande suggestione: l’invenzione del caffè espresso.

Ebbene si, il prezioso liquido nero, servito ai banconi dei bar di tutto il pianeta, ha mosso i primi passi grazie all’inventiva di un piemontese nato nel capoluogo.
E’ il 1884, uomini e donne elegantemente vestiti passeggiano nelle vie del centro, intellettuali bohémien si confrontano sulle ultime teorie politiche e correnti artistiche mentre un uomo assembla la prima macchina per il caffè “istantaneo” del mondo.

Angelo Moriondo, questo il nome dell’inventore, è prima di tutto un imprenditore, proprietario di hotel e bar e si mette a progettare un macchinario per soddisfare più velocemente i propri clienti, soprattutto quelli che affollano l’American bar nella Galleria Nazionale, in pieno centro a Torino.

Nel 1884 deposita il brevetto della sua creazione, motivo per cui possiamo indicare con certezza la data di nascita di uno strumento essenziale allo sviluppo dell’industria alimentare. Tuttavia Moriondo produce le macchine per il caffè istantaneo unicamente per i propri locali, senza mai commercializzarle. A diffondere poi la bevanda così come la conosciamo sarà la successiva invenzione del milanese Luigi Bezzera, la macchina per il caffè espresso, che nel 1901 di fatto modificò e implementò l’antenata.

Un’epoca di grande fermento e ottimismo

Non è un caso che siano di questi anni invenzioni determinanti ancora oggi.
Gli ultimi decenni dell’Ottocento sono un’epoca di grande fermento, in Italia come nel mondo. Le scienze ampliano gli orizzonti, le idee viaggiano sempre più velocemente contaminandosi e influenzandosi positivamente.

Nel 1884, l’anno in cui Moriondo consegna la propria invenzione alla storia, Torino ospita l’Esposizione Generale italiana organizzata dalla “Società promotrice dell’industria nazionale”; a Parigi inaugura il Salon des Indépendants, dove artisti non convenzionali presentavano le loro opere; esplode la moda e la mania dello stile giapponese mentre muore il pittore Giuseppe De Nittis e nasce Amedeo Modigliani.

Questa è anche l’epoca della sinistra storica al governo in Italia, con Agostino Depretis, che porterà all’introduzione dell’istruzione obbligatoria, laica e gratuita per i bimbi dai sei ai nove anni; della Conferenza di Berlino con la spartizione coloniale del continente africano da parte delle potenze europee; dell’inizio di una nuova epidemia di colera che colpirà, per quanto concerne la nostra penisola, soprattutto le regioni del sud.

Un mondo in fermento e oscillante tra innovazioni e antichi problemi, tra profonde differenze sociali e opportunità.

Nonostante Torino non sia più capitale del Regno d’Italia, rimane un polo fondamentale sia economico sia culturale del giovane Stato, ancora meta del Grand Tour e desiderosa di non vedersi soppiantata dalla concorrenza di Roma o di Milano.

La borghesia in ascesa da decenni sta consolidando la propria posizione per proiettarsi nel futuro, con un ruolo decisivo per l’industria e la rinomanza dell’Italia.

Angelo Moriondo è parte di questa classe, desidera rimanere al passo con una clientela sempre più esigente, desiderosa di stupirsi e di stupire con le proprie abitudini. L’interesse del proprietario dell’America bar non è di arricchirsi con l’industria ma con il commercio, di un’idea, di un’immagine di Belle Époque spensierata, provocatoria, ingorda, fatta di gente seduta nei bar – chi poteva permettersi tale lusso -, luoghi informali dove trattare affari o scardinare l’esistente con avanguardie azzardate.

Un’epoca di accelerazione e ottimismo simboleggiata dalla locomotiva, che sta per travolgere di ferro e velocità l’immaginario mondiale.
E allora: via, serve una bevanda al passo con i tempi, che non faccia perdere minuti preziosi. Una bevanda corroborante, amara e pungente e che sia…istantanea.

Moriondo, con la sua invenzione nata per soddisfare l’impazienza degli avventori, ha sintetizzato di fatto lo stile di vita che si stava facendo largo, rappresentato oggi da caffetterie con banconi accoglienti e pochi tavolini, dove consumare in piedi, senza leziosità.

Eppure, quello di fine Ottocento, era un mondo non ancora frenetico, amante dei dettagli da cogliere con sguardo attento come dimostrano le decorazioni di palazzi e giardini; un’epoca sempre più votata allo sviluppo quanto amante dell’ozio e della contemplazione, affascinata dal futuro e convinta di un inesorabile e inevitabile progresso dell’umanità.

Ma tra i marciapiedi e i monumenti di Torino – con targhe a testimonianza del trauma della Prima guerra mondiale e i segni dei bombardamenti della Seconda, guerre che incendiarono l’Europa solo una manciata di decenni dopo -, sappiamo con quale e quanta ferocia si infranse tale sogno. E tutto ciò lo possiamo leggere qui, nelle sue vie.
Una città carta d’identità del nostro tempo.

Statua a cavallo, Torino Foto Hero CC BY-SA 2.0

Stazione ferroviaria di Alessandria, 1910 ca. Foto Wikipedia

Angelo Moriondo Foto Wikipedia

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