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La zona libera di Montefiorino

Tra poco festeggeremo il 75° anniversario della Liberazione italiana e vorremmo raccontarvi qualcosa di quegli anni e di quell’impegno. Per ricordare l’aprile del 1945 tuttavia non desideriamo soffermarci sulle battaglie, le sofferenze e le morti dei venti mesi che conosciamo come Resistenza. In questo periodo di bollettini giornalieri su ammalati, ricoveri e decessi, vogliamo scrivervi degli ideali e dei sogni delle ragazze e dei ragazzi che fecero la liberazione, delle donne e degli uomini che aprirono le case alla latitanza certi che un altro mondo sarebbe arrivato, quanto migliore dipendeva dalla capacità di osare l’inedito.

Cara Viaggiatrice, Caro Viaggiatore,

oggi ti racconteremo la storia della Repubblica partigiana di Montefiorino, quel mondo nuovo che per una manciata di giorni – dal 18 giugno al 1 agosto 1944 – mostrò che cosa gli antifascisti desideravano costruire una volta sconfitti l’occupante tedesco e la Repubblica Sociale Italiana.

La “repubblica” di Montefiorino rappresenta una delle prime esperienze di gestione partigiana di un territorio, particolarmente significativa sia per la sua estensione geografica sia per la sperimentazione che la caratterizzò dal punto di vista socio-politico, per quanto limitata nel tempo.
E’ il racconto di una parentesi nel mezzo dell’orrore, di un’urgenza di costruire e vivere l’utopia pensandola potenzialmente reale e dunque fattibile.

Siamo nel 1944, precisamente in giugno.

Gli Alleati sono entrati a Roma e sono sbarcati in Normandia; le truppe tedesche in Italia, ormai abbandonata la linea Gustav, risalgono lo stivale nel tentativo di bloccare l’avanzata degli anglo-americani, togliendo così supporto alle forze fasciste sempre più in difficoltà nel controllo dei territori.

Le formazioni partigiane infatti stanno crescendo in numero e diffusione, contano circa 50.000 uomini suddivisi in bande coordinate dal neonato CVL – Corpo volontari della Libertà, struttura riconosciuta anche dall’esercito alleato.

In questo periodo e nei mesi successivi i ribelli controlleranno, e in seguito amministreranno, vaste porzioni del territorio collinare e montano nell’Italia ancora occupata, in virtù della debolezza fascista. L’esperienza tuttavia verrà presto travolta da una nuova offensiva delle truppe tedesche, a cui seguiranno rappresaglie e stragi.

Ma facciamo un passo indietro alla primavera del 1944.

La divisione Modena

Siamo nel territorio emiliano romagnolo dove, in seguito alla strage del marzo di Monchio, Susano e Costrignano, l’ostilità sempre crescente nei confronti degli occupanti tedeschi e dell’RSI portano molti giovani a non presentarsi alla chiamata di leva e ad ingrossare le fila della resistenza.

Da maggio la maggior parte delle formazioni antifasciste dell’Appennino modenese vengono unificate grazie al lavoro di Osvaldo Poppi, nome di battaglia “Davide”, commissario politico della Divisione Modena al fianco del comandante Mario Ricci “Armando”.
L’unione e il coordinamento nelle azioni permette ai partigiani di respingere le forze nemiche in vari territori e centri abitati, come avverrà proprio nel paese di Montefiornio quando, dopo un vero e proprio assedio, i partigiani occupano la centralissima rocca medievale.
Le forze della resistenza si trovano così a presidiare un territorio di circa 1.000 chilometri quadrati con 50.000 abitanti.

La zona libera comprende cinque comuni modenesi – Frassinoro, Polinago, Montefiorino, Prignano – e tre reggiani -Villa Minozzo, Toano, Ligonchio.

Contemporaneamente i partigiani modenesi e reggiani si uniscono nel “Corpo d’armata Centro-Emilia”, comandato proprio da Armando.

Liberi di agire i partigiani inaugurano un periodo di sperimentazione democratica.

Il 25 giugno, pochissimi giorni dopo la liberazione del comune, a Montefiorino viene eletta la giunta con il voto dei capifamiglia e viene nominato sindaco Teofilo Fontana. Si procede poi con lo stesso sistema a far eleggere le giunte negli altri comuni della zona libera. Nel reggiano tuttavia, a causa delle sorti della guerra, l’unico comune che farà in tempo ad eleggere la propria amministrazione sarà Toano.

Tra le emergenze che l’amministrazione popolare si trova a gestire ci sono gli approvvigionamenti, i prezzi dei beni primari, la necessità di garantire i servizi essenziali e una rete di assistenza nei confronti delle persone più bisognose. Inoltre, la giunta opera in un clima non privo di tensioni a causa della popolazione di quel territorio, già stremata dalla guerra e dai rastrellamenti del marzo, tradizionalmente cattolica e conservatrice che mal sopporta l’ostentazione di simboli comunisti.

La fine della zona libera di Montefiorino

A fine luglio però le truppe tedesche organizzano una nuova offensiva e, inevitabilmente, hanno la meglio sulle forze e i mezzi comunque esigui dei partigiani. Tra il 30 luglio e il 1 agosto i nemici sfondano tutti i fronti: è la fine della zona libera di Montefiorino, comune punito con l’incendio del centro abitato.

Il Corpo d’armata Centro Emilia, che aveva assunto un ruolo di comando unico sia per il territorio modenese che reggiano, si scioglie determinando così la formazione di due comandi distinti nei rispettivi territori e ridefinendo il quadro delle formazioni partigiane dell’ultimo anno di guerra.

Per quanto breve l’esperienza di questa sorta di “repubblica” servirà da ispirazione a realtà simili, che si andranno costituendo in quei mesi di lotte e privazioni, perché esempio di cosa fosse possibile realizzare con la libertà. Si era osato organizzare dal basso la gestione dei territori, darsi regole proprie, inventare soluzioni per i bisogni stringenti.

45 giorni di un sogno fattosi reale

Non furono certamente rose e fiori – c’erano aspettative differenti, una convivenza da gestire, la guerra attorno – ma fuono 45 giorni di un sogno fattosi tangibile, di una nuova quotidianità.

Considerando i terribili mesi che ancora separavano quelle persone dalla Liberazione, un sogno poteva aiutare ad andare avanti, essere di conforto nell’attraversare il terribile inverno del ’44, per arrivare alla più bella primavera dell’ultimo “ventennio”.

La Rocca, sede del Museo della Repubblica e della Resistenza, Montefiorino Foto da www.resistenzamontefiorino.it

Partigiani nella zona libera di Montefiorino Foto da www.resistenzamappe.it

Montefiorino dopo l’incendio appiccato da truppe tedesche il 6 agosto 1944 Foto da www.resistenzamappe.it

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