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Una foto che non pensavamo esistesse

E’ dell’agosto 2019 il ritrovamento di 48 casse di legno con immagini della guerra civile spagnola, rinvenute presso l’Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam (IIHS) da Almudena Rubio, una storica dell’arte.

Documenti, scattati dalla fotografa Katy Horna (Badapest 1912 – Città del Messico 2000), che si credevano distrutti o dispersi a causa del conflitto.

500 negativi mai sviluppati, risalenti al 1937-38, che immortalano i giorni della rivoluzione sociale e della resistenza al golpe dei militari di Francisco Franco, messi in salvo in Olanda nel 1939, dove arrivarono attraverso un percorso tortuoso.

Il patrimonio, facente parte dell’archivio della Confederación Nacional del Trabajo (CNT) – il principale sindacato anarchico spagnolo – e della Federación Anaquista Ibérica (FAI), è stato dunque sviluppato per divenire oggetto di studio e approfondimento su quel periodo intenso e straordinario della storia dell’antifascismo e di una terra.

Cara Viaggiatrice, Caro Viaggiatore,
dall’agosto scorso si è così rimasti in attesa di scoprire il contenuto di un tesoro quanto mai affasciante, anche per la statura dell’artista dietro agli scatti.

Kati Horna – nata Deutsch – infatti giunse in Spagna a guerra già in corso, mettendosi al servizio della CNT per documentare e propagandare quanto stava avvenendo sia sui fronti militari sia nelle città e campagne, fermando momenti, istanti quotidiani con protagonisti bimbi, donne e la vita al fronte.

Il primo evento mediatico del ‘900

Assieme a colleghi come Robert Capa, Gerda Taro, David Seymour – solo per citarne alcuni – contribuì a fare del conflitto spagnolo il primo vero evento mediatico del Novecento.
Inviata sul fronte di Aragona e nelle città simbolo della resistenza come Madrid e Barcellona, Horna fotografò la vita delle comunità tanto quanto i bombardamenti italiani che segnarono pesantemente quegli anni di guerra.

Qui sposerà l’andaluso José Horna, pittore e illustratore, con il quale condividerà passione rivoluzionaria e impegno artistico.

Nel suo periodo spagnolo Kati scatterà almeno un migliaio di fotografie per la Spanish Photo Agency, l’agenzia di propaganda anarchica, chiamata a quella mansione per contrastare la campagna internazionale di diffamazione della Repubblica avviata da Franco.

Un patrimonio che si credeva perduto per sempre

Nella fuga prima in Francia e poi in Messico – dove risiederanno stabilmente – i coniugi porteranno con loro solo 270 negativi, poi venduti al governo spagnolo e custoditi ancora oggi nell’Archivo General de la Guerra Civil Espanola a Salamanca. Il resto della preziosa documentazione venne data per persa dalla stessa autrice.

Fino a qualche mese fa.

Grazie all’esistenza dell’archivio di Amsterdam infatti, istituito proprio per preservare dalle distruzioni dei regimi e della guerra importanti fondi sulla storia e la cultura dei paesi e popoli europei, le casse vennero accolte e conservate fino a che fondi e disponibilità di personale ne avessero permesso l’inventariazione.

In seguito al prezioso ritrovamento si sono così potute aggiungere delle tessere al quadro della vita in Spagna durante la guerra civile, per approfondire – per quanto attraverso un punto di vista parziale -, l’impatto dei rinnovamenti sociali introdotti con gli esperimenti di autogestione delle fabbriche, delle collettivizzazioni dei campi e dei servizi pubblici che, ad oggi ci erano pervenuti soprattutto attraverso testimonianze, con la scarsa possibilità di supportarle con l’evidenza di immagini.

I funerali degli anarchici Berneri e Barbieri

Ed è all’interno di queste casse, tra i negativi sviluppati nei mesi successivi al ritrovamento, che è emersa una foto storiograficamente pregnante: quella dei funerali degli anarchici Camillo Berneri e Francesco Barbieri tenutisi l’11 maggio 1937 – pubblicata da A Rivista anarchica nel numero 438 del novembre 2019, commentata dallo storico Claudio Venza -. Foto che, a causa del copyright, non è possibile riprodurre in questo articolo.

Dei due antifascisti il più noto è certamente Berneri, uno dei massimi teorici dell’anarchismo a livello mondiale, critico verso la volontà egemonica dell’Unione Sovietica sia nella conduzione della guerra a Franco sia nella rivoluzione sociale in atto.

Il 5 maggio 1937, negli scontri a Barcellona tra anarchici e attivisti del POUM – partito operaio di unificazione marxista – da una parte e comunisti legati all’URSS di Stalin dall’altra, Berneri venne assassinato nelle strade del centro assieme a Barbieri.

 

Un punto di non ritorno

Lo scontro e l’assassinio minarono irrimediabilmente l’unità del fronte antifranchista, segnando una spaccatura mai più sanata tra il movimento anarchico a livello internazionale e i partiti comunisti che si riferivano a Mosca.

Avere oggi la possibilità di guardare il momento dei funerali dei due militanti, i volti dei convenuti, è emozionante per qualunque ricercatore o appassionato di storia e ci ricorda che gli archivi hanno sempre tesori, da scoprire o riscoprire, tra i propri scaffali e magazzini, documenti che rendono il passato tangibile e forse anche più comprensibile.

Un nuovo documento che porteremo nei nostri prossimi viaggi a Barcellona, sulle tracce della guerra civile e della storia della “rosa di fuoco”.

 

(La foto di coperrina di Camillo Berneri è tratta da Wikipedia).

Scatto, Spagna Foto di Kati Horna – Wikimedia CC BY-SA 2.0

Foro segnaletica Francesco Barbieri Foto Wikipedia CC BY-SA 2.0

Foro segnaletica Camillo Berneri Foto Wikipedia CC BY-SA 2.0

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